Ero sulle tracce di una malvagia creatura che ho soprannominato "Il gelido vampiro" a Lamordia. Nella caccia alla creatura, mi imbattei, insieme ad i miei compagni, in una tranquilla locanda di campagna, "Il Cardo ed Il Cappuccio". Il luogo era talmente affascinante e l'oscuritá si stava avvicinando tanto velocemente che, dopo un rapido consulto, decidemmo di fermarci e di trascorrere qui la notte.
Il locandiere, un simpatico ed allegro compagnone dall'improbabile nome di Bellikok, si fece carico di ogni nostro bisogno. Ci presentò con grandi feste a cena, preoccupandosi che i nostri bicchieri fossero sempre pieni e senza far mancare mai qualche commento intelligente o qualche aneddoto per mantenere viva la conversazione, come un perfetto ospite.
Tuttavia, le cose cambiarono quando il brillante orologio di rame suonò le dieci. Non appena l'ultimo rintocco cessò, un'ansia strisciante si dipinse sul volto felice di Ballikok. Temetti un suo malore e mi avvicinai per sorreggerlo: "Sono un fisico" dissi "c'é qualcosa che posso fare per te?". L'uomo permise ad un sorriso tirato di attraversare il suo viso e si lasciò andare ad una risata tirata: "Vorrei che tu potessi, gentile signore", sospirò.
Vedendo la curiosità dei miei compagni sui motivi del suo brusco cambiamento di umore, insistetti affinché continuasse a parlare. Lasciando cadere la testa in modo che osservasse solo il pavimento e non le nostre facce, il locandiere fece come suggerii.
"Hai sentito il suono della carrozza, signore? Basso e distante, come quello di un tuono che si profila all'orizzonte?". Alzai la mia testa e, come aveva detto, sentii il rumore di un cocchio distante. Tuttavia c'era qualcosa di strano...pensando che esso potesse promettere un altro cliente per la notte, gli offrii comunque una frase consolatoria: "Hai una stanza per un ulteriore ospite?". Man mano che il suono si faceva via via più vicino, il locandiere diventava sempre più agitato. "Quel convoglio non porta ospiti che possa tenere qui" sussurrò. "No, quel cocchio galoppa direttamente verso le fauci dell'oscurità stessa. Non so verso dove viaggi, ma so cosa avviene al suo passaggio. Spostatevi qui, alla finestra. Vedrete cosa intendo dire..."
Detto questo, spense con un soffio le ultime luci accese nella locanda e ci raccolse in prossimità della grande vetrata che dava sulla strada. Alla distanza, cominciammo a vedere un scintillio soprannaturale che si muoveva verso di noi sulla strada. Sembrava muoversi ad una velocità incredibile ed emanare una luce simile soltanto a quella presenza sulle navi che solcano il mare avvolte dal fuoco di Sant'Elmo.
Improvvisamente l'orrendo convoglio si trovò su di noi. Lampeggiò dietro la nostra finestra ad una velocità che non ritenevo possibile. Riuscii solo a dare un breve sguardo alla cosa, ma la sua immagine é impressa per sempre nella mia mente. Il carro era grande, ingombrante piú di qualsiasi altro carro mercante abbia mai visto. Era trainato da quattro grandi cavalli a cui erano stati rimossi tutti i tessuti e la pelle. Ad ogni passo compiuto da questi nobili destrieri, fulmini saettavano nel momento in cui lo zoccolo colpiva il terreno. Il legno color ebano del cocchio - intagliato e con scolpite rune malvagie e figure oscure - era illuminato a giorno da una pioggia di scintille azzurre diffuse dal rapido incedere della ruota man mano che la carrozza avanzava lungo la strada. Tanto scioccanti quanto il macabro veicolo erano i suoi occupanti, ancor piú memorabili. Il cocchiere era uno scarno essere scheletrico, adattissimo al mezzo che guidava. Mentre passava, lo vidi colpire i cavalli con la frusta, la cui sferza era composta di puri lampi. Quando schioccò sopra le bestie, un grande tuonare rimbombò per la strada e gli animali sembrarono, se possibile, aumentare ulteriormente la loro velocità.
Attraverso le finestre poste sulle porte del cocchio, potei osservare i torvi passeggeri di questa carrozza da incubo. Scarni e sottili, ma ancora con la carne addosso, essi si allungavano attraverso le finestre con sbarre di ossa verso di noi. Le loro facce erano pietose, segnate dall'agonia e tormentate. Nell'attimo in cui si trovarono davanti a me, sentii tutta la loro sofferenza e la loro angoscia irradiarsi dai loro visi. Essi erano dannati.
Poi, ancor prima mi accorgessi che fosse prossimo a noi, il cocchio si allontanò, correndo lungo la strada ad una velocità oltre la mia comprensione. Cercai di vincere il mio orrore e di parlare, quando il locandiere fece un cenno di silenzio.
Istantaneamente il cielo eruttò in un tuono. Enormi fulmini ramificati correvano all'orizzonte, spargendo un bagliore blu per la campagna. La pioggia prese a cadere a cascata, battendo contro la finestra con la ferocia di un'uragano e trasformando la strada in un pantano di fango. La tempesta piú selvaggia che abbia mai visto durò solo pochi minuti e poi se ne andò.
"Mio Dio" fu tutto ciò che riuscii a dire.
Tuttavia, le cose cambiarono quando il brillante orologio di rame suonò le dieci. Non appena l'ultimo rintocco cessò, un'ansia strisciante si dipinse sul volto felice di Ballikok. Temetti un suo malore e mi avvicinai per sorreggerlo: "Sono un fisico" dissi "c'é qualcosa che posso fare per te?". L'uomo permise ad un sorriso tirato di attraversare il suo viso e si lasciò andare ad una risata tirata: "Vorrei che tu potessi, gentile signore", sospirò.
Vedendo la curiosità dei miei compagni sui motivi del suo brusco cambiamento di umore, insistetti affinché continuasse a parlare. Lasciando cadere la testa in modo che osservasse solo il pavimento e non le nostre facce, il locandiere fece come suggerii.
"Hai sentito il suono della carrozza, signore? Basso e distante, come quello di un tuono che si profila all'orizzonte?". Alzai la mia testa e, come aveva detto, sentii il rumore di un cocchio distante. Tuttavia c'era qualcosa di strano...pensando che esso potesse promettere un altro cliente per la notte, gli offrii comunque una frase consolatoria: "Hai una stanza per un ulteriore ospite?". Man mano che il suono si faceva via via più vicino, il locandiere diventava sempre più agitato. "Quel convoglio non porta ospiti che possa tenere qui" sussurrò. "No, quel cocchio galoppa direttamente verso le fauci dell'oscurità stessa. Non so verso dove viaggi, ma so cosa avviene al suo passaggio. Spostatevi qui, alla finestra. Vedrete cosa intendo dire..."
Detto questo, spense con un soffio le ultime luci accese nella locanda e ci raccolse in prossimità della grande vetrata che dava sulla strada. Alla distanza, cominciammo a vedere un scintillio soprannaturale che si muoveva verso di noi sulla strada. Sembrava muoversi ad una velocità incredibile ed emanare una luce simile soltanto a quella presenza sulle navi che solcano il mare avvolte dal fuoco di Sant'Elmo.
Improvvisamente l'orrendo convoglio si trovò su di noi. Lampeggiò dietro la nostra finestra ad una velocità che non ritenevo possibile. Riuscii solo a dare un breve sguardo alla cosa, ma la sua immagine é impressa per sempre nella mia mente. Il carro era grande, ingombrante piú di qualsiasi altro carro mercante abbia mai visto. Era trainato da quattro grandi cavalli a cui erano stati rimossi tutti i tessuti e la pelle. Ad ogni passo compiuto da questi nobili destrieri, fulmini saettavano nel momento in cui lo zoccolo colpiva il terreno. Il legno color ebano del cocchio - intagliato e con scolpite rune malvagie e figure oscure - era illuminato a giorno da una pioggia di scintille azzurre diffuse dal rapido incedere della ruota man mano che la carrozza avanzava lungo la strada. Tanto scioccanti quanto il macabro veicolo erano i suoi occupanti, ancor piú memorabili. Il cocchiere era uno scarno essere scheletrico, adattissimo al mezzo che guidava. Mentre passava, lo vidi colpire i cavalli con la frusta, la cui sferza era composta di puri lampi. Quando schioccò sopra le bestie, un grande tuonare rimbombò per la strada e gli animali sembrarono, se possibile, aumentare ulteriormente la loro velocità.
Attraverso le finestre poste sulle porte del cocchio, potei osservare i torvi passeggeri di questa carrozza da incubo. Scarni e sottili, ma ancora con la carne addosso, essi si allungavano attraverso le finestre con sbarre di ossa verso di noi. Le loro facce erano pietose, segnate dall'agonia e tormentate. Nell'attimo in cui si trovarono davanti a me, sentii tutta la loro sofferenza e la loro angoscia irradiarsi dai loro visi. Essi erano dannati.
Poi, ancor prima mi accorgessi che fosse prossimo a noi, il cocchio si allontanò, correndo lungo la strada ad una velocità oltre la mia comprensione. Cercai di vincere il mio orrore e di parlare, quando il locandiere fece un cenno di silenzio.
Istantaneamente il cielo eruttò in un tuono. Enormi fulmini ramificati correvano all'orizzonte, spargendo un bagliore blu per la campagna. La pioggia prese a cadere a cascata, battendo contro la finestra con la ferocia di un'uragano e trasformando la strada in un pantano di fango. La tempesta piú selvaggia che abbia mai visto durò solo pochi minuti e poi se ne andò.
"Mio Dio" fu tutto ciò che riuscii a dire.
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