Trascorsa la notte il gruppo si addentra nella galleria che si rivela lunga e nell'oscurità diventa difficile giudicare il tempo trascorso. La luce delle torce illumina occasionalmente altre gallerie laterali, ma i compagni si mantengono sulla galleria principale. Al termine della galleria si trova una stanza circolare dal pavimento cosparso di sabbia, nella quale sono visibili le tracce del passaggio dei cultisti. Quattro grandi affreschi ritraggono rispettivamente una folla al mercato di una città opulenta, una moltitudine di soldati nella stessa città, una mappa della città con mura concentriche ed un leader su un trono circondato da un sole dorato. Alcuni calcoli matematici sono stati scarabocchiati sugli affreschi molto tempo prima. I calcoli indicano il volume di oro fuso necessario a riempire la città fino a traboccare all'esterno. Il fatto, per quanto incredibile, sembra accada trascorse 72 ore dall'apertura delle porte, seguite da altre 24 ore perché la città si svuoti.
L'uscita dalla sala si apre su una gigantesca caverna che sembra occupi l'interno della collina. Nella caverna è alloggiata in modo naturale una città dall'aspetto stupefacente. Una strana luminescenza si riflette sulla placcatura dorata che riveste ogni cosa della città in rovina, edifici, strade, ecc... L'unico accesso alla città è un ponte in pietra, sotto al quale scorre un vero e proprio fiume d'oro fuso.
Sul ponte trova posto una singola statua, anch'essa dorata e si nota la presenza dei calcinacci di altre due statue simili. Evander ricorda ai compagni la precedente esperienza su un ponte con delle statue... parole profetiche, perché appena il gruppo prova ad attraversare il ponte la statua si anima ed attacca. Al termine di un breve scontro la statua si aggiunge al numero dei cumuli di calcinacci, ma Tec Toc è costretto a guarire Pavlov dalle numerose ferite inferte dalla statua. Il paladino subisce stoicamente la ridda di sermoni sulla sua fede errata elargiti dalla "potente Ezra".
Sevastian rintraccia un edificio alto e sufficientemente solido dalla cui sommità riesce a crearsi un'idea generale del luogo: la città è circondata da tre cerchie di mura concentriche e digrada regolarmente dal centro alla periferia. Da un piccolo foro nella cinta di mura più esterna, l'unica visibile con chiarezza, si diparte un ampio canale che divide in due la città. Non sono visibile ponti o altri modi per attraversarlo.
Percorrendo le vie della città i compagni non notano alcun segno di abitanti o dei cultisti che li hanno preceduti, quando improvvisamente incontrano quattro scheletri guerrieri che li attaccano. Ormai sono tutti familiari con una tipologia così basilare di non morti, ma questi scheletri e le loro armi sono anch'essi rivestiti da una spessa placcatura d'oro e sono misteriosamente avvolti nelle fiamme. La loro natura li rende alquanto più robusti del normale e per giunta immuni alla magia del fuoco di Evander. I compagni riescono a prevalere anche questa volta, ma Pavlov è trafitto dalla spada di uno scheletro e solo le erbe raccolte in precedenza da Mordekai consentono di arrestare l'emorragia.
Il gruppo prosegue ancora, finché la stanchezza prevale ed i compagni decidono di trascorrere la notte al secondo piano di un edificio ancora intatto. Prima di coricarsi Tec Toc, Pavlov e Mordekai ricorrono ai loro poteri residui per guarire alla meglio i feriti. Gli incantesimi funzionano, ma un sussurro inquietante li accompagna, le parole appena percepibili sembrano cariche di malvagità...
Il gruppo prosegue ancora, finché la stanchezza prevale ed i compagni decidono di trascorrere la notte al secondo piano di un edificio ancora intatto. Prima di coricarsi Tec Toc, Pavlov e Mordekai ricorrono ai loro poteri residui per guarire alla meglio i feriti. Gli incantesimi funzionano, ma un sussurro inquietante li accompagna, le parole appena percepibili sembrano cariche di malvagità...