La notte trascorre inquieta e dal bosco giungono continui suoni sinistri, con l'occasionale rumore di belve in agguato, forse frutto dell'immaginazione della persona che a turno vigila sui compagni addormentati, finché anche in questo luogo tetro giunge l'alba.
Il cielo si mantiene plumbeo e non vi è traccia del sole, mentre il bosco è pervaso da un silenzio irreale. Dosan sembra rispecchiare il sentimento locale e conduce nuovamente il gruppo verso la palude incitandoli a muoversi il più silenziosamente possibile. Nonostante i suoi consigli, o forse proprio indispettiti nei confronti della loro folle guida, Pavlov inciampa e Sevastian impreca nei suoi confronti. Quasi immediatamente Dosan indica al gruppo un enorme uccello nero che in alto sopra di loro si lancia in picchiata. L'uccello, simile ad un aquila ma deforme come ogni altra creatura sull'isola, emette un suono stridulo che terrorizza Tec Toc. L'halfling si da alla fuga diventando una facile preda per l'aquila. Per sua fortuna Evander dalla sua bacchetta scaglia una strana massa d'acqua verso l'aquila che precipita morta al suolo.
Tutti i compagni si complimentano con Evander per l'incredibile magia, mentre Pavlov rincorre Tec Toc e cerca di bloccarlo. La povera mente di Tec Toc, ancora sconvolta dalla vista dell'aquila, non comprende il gesto dell'amico e cede improvvisamente alla follia che aleggia in questo luogo; la sua vista si fa vacua e quando riprende chiarezza sul suo viso compare un'espressione completamente diversa. Mentre la marcia riprende verso la palude i compagni interrogano l'halfling perplessi; chiaramente qualcosa non torna... poco a poco si rendono conto l'amico non risponde più al nome di Tec Toc, ma è convinto di essere la divinità Ezra in persona giungendo pesino ad affermare la sua femminilità!
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