Infine un giorno il gruppo si ritrova intrappolato, mentre una delle bande di barbari sopraggiunge dall'estremità opposta della stretta gola che stanno percorrendo.
Zarow tenta di nascondere l'intero gruppo evocando l'illusione di una fitta nebbia e di una sezione di parete rocciosa davanti a loro, dopodiché resosi invisibile si avvicina ai predoni. Scopre così che a guidarli sono alcuni uomini in divisa con lo stemma di un condor grigio. Accertato che i predoni li hanno scorti e non sembrano voler cessare facilmente le ricerche, rende invisibili anche i compagni e con cautela si spostano tutti oltre la gola.
Verso sera raggiungono un casolare abbandonato, vicino al quale sorge un grande albero con impiccati dei licantropi. Troppo tardi si accorgono dell'errore. Questa volta è l'illusionista ad essere raggirato con un'illusione, infatti l'albero è in realtà una creatura vivente che attrae le sue vittime per afferrarle e divorarle. Zarow è ingurgitato nella bocca dell'albero ed i compagni si scagliano sulla creatura nella speranza di liberarlo.
Alla fine l'albero muore, ma Zarow è moribondo e privo di coscenza. Fortunatamente Maurice scopre che l'interno del casolare è stato riadattato a tempio segreto da un culto sconosciuto che ha lasciato sull'altare una serie di pozioni altrettanto ignote. Ormai a corto di alternative, Sevastian e Maurice decidono di tentare la sorte e fanno ingurgitare alcune pozioni scelte a caso al povero Zarow. La fortuna sembra arridergli quando notano evidenti segni di ripresa nelle condizioni del compagno. Quali danni collaterali possano aver causato però resta ancora da verificare...