LA BALLATA DI NICOLAY DI TALBOT
(opera teatrale in tre atti)
Questa ballata viene narrata e recitata da un’unica persona
che si muove sul palco. Durante tutto lo spettacolo resterà attivo un
incantesimo di controllo della luce che permetterà di illuminare le diverse
parti del palco a discrezione del narratore. Il palco sarà diviso in 3 parti.
La parte retrostante dove verrà posto lo sfondo (una semplice illusione visiva
che ricoprirà la parte dietro ad una tenda e che cambierà tra un atto e
l’altro). La parte centrale del palco dove si muoverà il narratore e gli altri
personaggi. E una parte laterale del palco dove troveranno posto un paravento o
una piccola cabina chiusa il cui interno sarà coperto da sguardi indiscreti e
da una sedia che sarà posta immediatamente davanti alla cabina, rivolta verso
il pubblico. La cabina servirà alla figura narrante per cambiarsi d’abito e trasformarsi
non visto dal pubblico. Mentre la sedia accoglierà una piccola arpa che ad un
certo punto dello spettacolo sembrerà suonare da sola fornendo accompagnamento
musicale allo spettacolo. Il protagonista Nicolay sarà interpretato da un
phantom in grado di emettere suoni; nel primo atto Nicolay sarà molto
caricaturato, ma andando avanti con il racconto la caricatura diventerà sempre
più realistica facendo sorgere delle fortissime somiglianze con la bestia di Lepistadt.
ATTO PRIMO
Il primo atto sarà perlopiù comico. Durante questa prima
parte viene presentato il protagonista e la prima delle sue disavventure. Lo
sfondo per il primo atto rappresenterà qualche casa di fango circondata da una
palude (Talbot). Le caratteristiche più salienti di Nicolay; goffaggine, grossa
stazza, ingenuità e bruttezza verranno evidenziati da piccoli siparietti comici.
In questa fase la parte di Nicolay sarà interpretata da un Phantom in grado di
emettere suoni. Nicolay si alternerà, e a volte interagirà, con il narratore per
dare più enfasi al racconto. Il primo atto avrà una conclusione tragica. Il
povero Nicolay sarà scacciato dal suo villaggio di origine a causa di alcuni
incidenti di cui sarà incolpato anche se innocente subendo l’ira dell’intera
comunità. L’ultimo siparietto vedrà Nicolay attaccato da un cane aizzato da un
vecchio del villaggio. Che lo morderà alla spalla costringendolo alla fuga!
Descrizione estesa del primo atto:
Le tende sul fondo
sono tirate, il palco è ben illuminato.. Su un lato si vede un paravento, e una
sedia posta di fronte ad esso. Il narratore fa il suo ingresso da dietro il
paravento e si inchina rivolgendosi al pubblico. – “Buona sera signore e
signori, permettetemi di presentarmi, il mio nome è Zarov Kandinsky e stasera
intendo intrattenervi con la storia di Nicolay di Talbot. Una sfortunatissima
persona proveniente da un villaggio non troppo vicino e non troppo lontano da
qui. Prima di cominciare però sento il dovere di avvisavi e di chiedervi
perdono per i piccoli trucchi che userò durante il mio racconto. Giuro che
stasera ogni trucco sarà messo al servizio della verità e che gli unici a
essere ingannati saranno i vostri occhi e le vostre orecchie, ma non le vostre
menti e i vostri cuori!” – detto questo
il narratore si inchina verso il pubblico e prosegue nel monologo – “Per
raccontarvi la storia di Nicolay al meglio avrei bisogno di un po’ di
accompagnamento musicale, tra di voi gentile pubblico c’è qualcuno che porta
con sé qualche strumento musicale? Qualsiasi strumento va bene, non
preoccupatevi che vi verrà restituito tutto intero.” – Dopo qualche esitazione si alza un giovane che era seduto tra il
pubblico “posso prestarvi il mio flauto se volete” – “Perfetto ragazzo, ti
ringrazio molto. Potresti appoggiarlo sulla sedia?” – Il giovane si fa strada tra il pubblico, sale sul palco, appoggia il
flauto sulla sedia e infine torna al suo posto. Nel frattempo Zarov prende un
drappo blu da dietro il paravento e con gesti teatrali copre la sedia su cui è
appoggiato il flauto. Dopo pochi istanti Zarov solleva il drappo, al posto del
flauto ora c’è una grossa arpa che ad un gesto di Zarov comincia a suonare una
delicata nenia di accompagnamento per il racconto. – “Bene signori, ora che
abbiamo il nostro accompagnamento musicale torniamo a Talbot” – Zarov si sposta verso il fondo del palco,
scosta e fissa a dei ganci le tende permettendo al pubblico di vedere un
fondale che riproduce alla perfezione un villaggio ai margini di una palude,
sembra quasi di poter allungare una mano per poter toccare i canneti in primo
piano. Si spande nell’aria un profumo di vegetazione palustre. – “Come
potete ‘ben immaginare’ il villaggio di Talbot è un piccolo villaggio di
pescatori e cacciatori ai margini di una palude dal nome ormai dimenticato. La
vita scorreva in maniera tranquilla e gli abitanti erano sereni nonostante le
difficoltà della quotidianità. Un giorno abbandonato di fronte all’uscio di una
vedova venne trovato un bimbo …” – Zarov
si gira all’improvviso, come se avesse udito qualche rumore alle sue spalle. Si
avvicina al fondale e affonda le mani tra i canneti tirando fuori una coperta
sporca avvoltolata su sé stessa. Zarov comincia a cullare delicatamente
l’involto che ha raccolto dai canneti – “Il trovatello delle paludi altri
non è che il nostro Nicolay. Nessuno sa chi fossero i suoi genitori, né da dove
provenisse. Fatto sta che la vedova se ne prese cura nonostante fosse un
neonato assai deforme” – il vagito di
Nicolay interrompe Zarov – “Cosa ti prende Nicolay?” – Per tutta risposta il neonato comincia a piangere sempre più mentre
Zarov lo culla e gli parla piano per tentare di calmarlo senza ottenere alcun
risultato se non quello di infastidirsi sempre più per la situazione – “Non
preoccupatevi signori, la situazione è perfettamente sotto controllo” – ma risulta ormai evidente a tutti che non è
così. Zarov si innervosisce sempre più fino a sbottare – “MA ALLORA TI
DECIDI A CRESCERE?” – dicendo questo
Zarov sbatte la coperta come se dovesse scrollarne via il contenuto. Si ode il
rumore di un corpicino sbattuto a terra. Quando però Zarov solleva con
teatralità la copertina gettandola dietro di sé non c’è alcun neonato, ma un
bambino di 6-7 anni circa dall’aspetto deforme che si inchina verso il
pubblico, fa una boccaccia a Zarov e corre a nascondersi dietro al paravento.
Zarov lo guarda con stizza fino a quando sparisce dalla vista, quindi tira un
sospiro di sollievo, si liscia i vestiti e torna a rivolgersi al pubblico – “Le stagioni passarono e Nicolay crebbe in
fretta, molto più velocemente dei suoi coetanei. Pur tuttavia rimase sempre
assai deforme. Pochi dei bambini con cui giocava accettavano la sua deformità. Nessuno
di loro lo dileggiava pubblicamente intimoriti dalle sue dimensioni, però molti
di loro, approfittavano della sua ingenuità. Lo ingannavano facendo ricadere su
di lui le colpe delle loro marachelle. Sembrava quasi che l’ingenuità di
Nicolay crescesse di pari passo con il suo corpo. Questa situazione durò
abbastanza da regalare a Nicolay la fama del poco di buono presso il villaggio
nel quale ormai era disprezzato da tutti.” – Zarov si interrompe e scuotendo leggermente la testa si incammina verso
il paravento. Mentre percorre i pochi passi che lo separano dal paravento le
luci si affievoliscono fino a lasciare il palco immerso nell’oscurità. Pochi
istanti dopo si cominciano a udire dei suoni provenire dal buio; sono come dei
piccoli strappi seguiti dal rumore flaccido e umido di qualcosa che cade a
terra. A questi suoni, che si ripetono con regolarità, si aggiunge una risata
di che risulta strana e inquietante. La luce torna lentamente facendo
intravedere l’ombra di un bambino accovacciato di traverso rispetto al
pubblico. L’illuminazione è appena sufficiente a farne intravedere la sagoma
accanto ad un cespuglio che copre quello che sta facendo. Le uniche cose che si
scorgono con chiarezza sono il sorriso del bambino e la lama sottile di un
coltellino con l’impugnatura color ametista che ogni tanto emerge da dietro il
cespuglio mentre il bambino finisce il suo lavoro. I denti del bambino sembrano
quasi zanne e il suo modo di muoversi ricorda quasi quello di un animale
selvaggio. Improvvisamente si sente una voce di donna che cerca qualcuno: “Macchia,
dove sei? Macchia” Il bambino dall’aria ferina si alza all’improvviso e fugge
con agilità sparendo dietro il paravento. Intanto la voce di donna continua a
chiamare, mentre il buio cala di nuovo sul palco. La voce di donna si
affievolisce piano piano, la luce torna e in mezzo al palco non c’è più il
cespuglio di prima, ma Zarov, in piedi che fissa il pubblico in silenzio mentre
si ode ancora la donna che chiama disperata. – “Il povero cucciolo venne
ritrovato dopo qualche ora. Quello che gli fu fatto è meglio non ripeterlo qui.
Certo era solo un cane, ogni tanto ne spariva qualcuno. Magari mangiato da
qualche animale della foresta. Però questa volta era diverso.. Perché farlo in
questo modo? Chi poteva essere così sadico? Perché tutto questo?” – Mentre Zarov si pone queste domande il
palco alle sue spalle si fa più scuro, e cominciano ad apparire delle ombre di
uomini e donne con volti indistinti che cominciano a ripetere le stesse domande
ponendosele l’uno con l’altra in un continuo e incessante brusio “Perché farlo
in questo modo?” “Chi poteva essere così sadico?” “Perché tutto questo?” - “La
maestra dice che Nicolay era assente da scuola” - “Nicolay era in giro a far danno, perfino la sua maestra lo dice” “è
quasi sempre assente e litiga spesso coi compagni” – “La vedova sostiene
che Nicolay fosse con lei quella mattina” – “Dopo la morte del marito non è più stata la stessa” “Ormai non pensa
più in maniera lucida” – “Il cane ucciso era diffidente e abbaiava sempre
contro Nicolay, come avrebbe fatto a portarlo via senza farsi notare?” – “Ecco il movente Nicolay odiava quel cane”
“Nicolay odia anche tutti noi” “Se fosse stato per stare in mezzo alla brava
gente non sarebbe certo così deforme” Il brusio
si interrompe improvvisamente quando Nicolay appare da dietro il paravento
camminando tranquillamente. Tutti seguono il suo incedere con lo sguardo mentre
passa davanti a loro. All’improvviso da dietro il paravento appare anche il
ragazzino con l’aria ferina e il sorriso zannuto, indica Nicolay e strilla
“ECCOLO IL MOSTRO”. Scoppia un caos di accuse e Nicolay viene attaccato da un
cane che lo azzanna alla spalla destra.
Zarov a questo punto si mette in mezzo al palco e strilla – “ORA
BASTA!” – E batte le mani.
Istantaneamente la luce torna normale e tutte le ombre spariscono lasciando
Zarov da solo sul palco. Che sorride verso il pubblico, si inchina e dice -
“Questa è la storia di come Nicolay fu cacciato dal suo villaggio. Il resto del
racconto lo sentirete tra una breve pausa.”
ATTO SECONDO
Il secondo atto avrà caratteristiche di tragicommedia, nella
quale verrà dedicato spazio uguale alla comicità e alla tragicità. Il
protagonista Nicolay (ormai ragazzo) giungerà in un paesino di campagna dove
sarà accolto da una famiglia di contadini. La tranquillità di quel paese rurale
dove l’attività principale è la coltivazione del grano e l’allevamento delle
pecore per un po’ restituirà serenità al povero Nicolay. Nonostante sia evitato
da tutti a causa del suo aspetto la cura degli animali lo farà sentire meglio,
tanto che gli unici “amici” con i quali parlerà ogni tanto saranno 6 piccoli
agnelli che fanno parte del gregge che deve accudire. Le cose andranno avanti
tranquille per un po’, ma poi cominceranno a sparire gli agnelli di cui si
occupa a causa di un lupo spettrale che uccide senza lasciare tracce o
cadaveri. I sospetti dei popolani ricadranno proprio su Nicolay che frustrato
per la rinnovata ostilità dei paesani e per la perdita dei suoi piccoli amici cercherà
invano di affrontare il lupo riuscendo solo a riportare al padrone in corpo
senza vita del 5° agnello ucciso dal lupo. Nicolay sarà incolpato del crimine
nel momento in cui riporterà l’agnello morto al villaggio e sarà di nuovo
costretto alla fuga. Nella scena finale, dopo la cacciata di Nicolay si vedrà
il lupo che pasteggia con l’ultimo agnello rimasto.
ATTO TERZO
Il terzo atto è prettamente tragico. Ormai Nicolay è un
adulto disilluso e ferito. Scacciato da tutti non ha più un posto dove
rifugiarsi. Fortunatamente trova un piccolo monastero dove un sant’uomo e il
suo assistente si offrono di aiutarlo a guarire dalle sue deformità. In questo
modo Nicolay potrà vivere serenamente in mezzo agli altri. Questo incontro sembra
restituire fiducia a Nicolay che si mette in attesa di essere guarito mentre
nel frattempo aiuta l’anziano prete nella sua opera di bene. Prima che arrivi
il turno di Nicolay purtroppo un’oscura figura (di cui viene intravista solo
l’ombra) dall’aria metà umana e metà lupesca brucia il tempio. Nicolay riesce a
salvarsi, ma il guaritore muore durante l’incendio e l’assistente resta
accecato a causa del calore del fuoco. Nicolay viene accusato anche di questo
crimine ed è presto arrestato dalla polizia. Dopo uno sbrigativo processo la
punizione assegnatagli per i suoi “crimini” è il rogo.
Descrizione estesa del finale:
Nicolay, ormai la somiglianza
con la bestia di Lepistadt è evidente a tutti, fa la sua comparsa da dietro il
paravento accompagnato da due guardie che si dirigono verso il centro del palco. Li giace una pira
pronta per il rogo. Il fondale è cambiato, non rappresenta più il monastero, ma
una città che assomiglia a Lepistad. Si odono solo le suppliche di Nicolay e lo
sbattere degli stivali delle guardie. A metà del percorso le tre figure si
bloccano all’improvviso, come in un fermo immagine. Dopo un secondo una delle
guardie, che si rivelerà essere Zarov, molla il prigioniero e si rivolge al
pubblico – “Ormai il destino di Nicolay è segnato. Nessuno più crede alla
sua innocenza. A noi non resta che osservarlo mentre paga per i crimini degli
altri.” – La guardia “Zarov” si
riavvicina al condannato, lo afferra per il braccio e la scena riprende come se
nulla fosse successo. Infine Nicolay viene legato ad un palo in cima alla pira
e lasciato lì. Le sue suppliche proseguono incessantemente mentre l’altra
guardia pronuncia il verdetto e lancia una torcia sulla pira. Le suppliche di
Nicolay vengono sostituite da strilla di dolore mentre il fuoco lo consuma
lentamente carbonizzandogli la pelle e aprendo terribili ferite. Nell’aria si
spande l’odore di peli e carne bruciati. Zarov si volge verso il pubblico
guardandolo con aria accusatoria intanto che la pira finisce di bruciare e il
corpo di Nicolay si riduce in cenere. Il silenzio è assoluto, l’accompagnamento
musicale si è interrotto durante l’agonia di Nicolay. Dopo pochi istanti Zarov
inspira ed espira profondamente, come se si fosse liberato di un grosso peso.
Mentre espira la pira si spegne e la cenere sparisce velocemente senza lasciare
traccia, la luce torna normale, lo sfondo sparisce e l’arpa appoggiata sulla
sedia torna ad essere un flauto. Zarov apostrofa il pubblico con voce tonante e
severa – “Questo è quello che gli incauti e gli stolti chiamano giustizia!
Eppure la giustizia non esiste quando sono gli innocenti a pagare per crimini
degli altri. MOSTRO, così lo chiamavano i suoi aguzzini. Eppure i mostri sono
ben altra cosa, e a volte possono celasi dietro al viso di parenti e amici o,
peggio ancora, dietro al vostro stesso viso. I mostri di cui parlo si chiamano
pregiudizio, superficialità e ignoranza. È grazie a loro che la storia di
Nicolay è finita male. Non consentite a questi mostri di impossessarsi di voi.
Grazie per l’attenzione, lo spettacolo è finito.”
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