sabato 26 marzo 2016

Lozeri, Bosco Brivido, Loggia Ascanor, 16 Luglio 736

LA BALLATA DI NICOLAY DI TALBOT
(opera teatrale in tre atti)

Questa ballata viene narrata e recitata da un’unica persona che si muove sul palco. Durante tutto lo spettacolo resterà attivo un incantesimo di controllo della luce che permetterà di illuminare le diverse parti del palco a discrezione del narratore. Il palco sarà diviso in 3 parti. La parte retrostante dove verrà posto lo sfondo (una semplice illusione visiva che ricoprirà la parte dietro ad una tenda e che cambierà tra un atto e l’altro). La parte centrale del palco dove si muoverà il narratore e gli altri personaggi. E una parte laterale del palco dove troveranno posto un paravento o una piccola cabina chiusa il cui interno sarà coperto da sguardi indiscreti e da una sedia che sarà posta immediatamente davanti alla cabina, rivolta verso il pubblico. La cabina servirà alla figura narrante per cambiarsi d’abito e trasformarsi non visto dal pubblico. Mentre la sedia accoglierà una piccola arpa che ad un certo punto dello spettacolo sembrerà suonare da sola fornendo accompagnamento musicale allo spettacolo. Il protagonista Nicolay sarà interpretato da un phantom in grado di emettere suoni; nel primo atto Nicolay sarà molto caricaturato, ma andando avanti con il racconto la caricatura diventerà sempre più realistica facendo sorgere delle fortissime somiglianze con la bestia di Lepistadt.

ATTO PRIMO
Il primo atto sarà perlopiù comico. Durante questa prima parte viene presentato il protagonista e la prima delle sue disavventure. Lo sfondo per il primo atto rappresenterà qualche casa di fango circondata da una palude (Talbot). Le caratteristiche più salienti di Nicolay; goffaggine, grossa stazza, ingenuità e bruttezza verranno evidenziati da piccoli siparietti comici. In questa fase la parte di Nicolay sarà interpretata da un Phantom in grado di emettere suoni. Nicolay si alternerà, e a volte interagirà, con il narratore per dare più enfasi al racconto. Il primo atto avrà una conclusione tragica. Il povero Nicolay sarà scacciato dal suo villaggio di origine a causa di alcuni incidenti di cui sarà incolpato anche se innocente subendo l’ira dell’intera comunità. L’ultimo siparietto vedrà Nicolay attaccato da un cane aizzato da un vecchio del villaggio. Che lo morderà alla spalla costringendolo alla fuga!
Descrizione estesa del primo atto:
Le tende sul fondo sono tirate, il palco è ben illuminato.. Su un lato si vede un paravento, e una sedia posta di fronte ad esso. Il narratore fa il suo ingresso da dietro il paravento e si inchina rivolgendosi al pubblico. – “Buona sera signore e signori, permettetemi di presentarmi, il mio nome è Zarov Kandinsky e stasera intendo intrattenervi con la storia di Nicolay di Talbot. Una sfortunatissima persona proveniente da un villaggio non troppo vicino e non troppo lontano da qui. Prima di cominciare però sento il dovere di avvisavi e di chiedervi perdono per i piccoli trucchi che userò durante il mio racconto. Giuro che stasera ogni trucco sarà messo al servizio della verità e che gli unici a essere ingannati saranno i vostri occhi e le vostre orecchie, ma non le vostre menti e i vostri cuori!” – detto questo il narratore si inchina verso il pubblico e prosegue nel monologo – “Per raccontarvi la storia di Nicolay al meglio avrei bisogno di un po’ di accompagnamento musicale, tra di voi gentile pubblico c’è qualcuno che porta con sé qualche strumento musicale? Qualsiasi strumento va bene, non preoccupatevi che vi verrà restituito tutto intero.” – Dopo qualche esitazione si alza un giovane che era seduto tra il pubblico “posso prestarvi il mio flauto se volete” – “Perfetto ragazzo, ti ringrazio molto. Potresti appoggiarlo sulla sedia?” – Il giovane si fa strada tra il pubblico, sale sul palco, appoggia il flauto sulla sedia e infine torna al suo posto. Nel frattempo Zarov prende un drappo blu da dietro il paravento e con gesti teatrali copre la sedia su cui è appoggiato il flauto. Dopo pochi istanti Zarov solleva il drappo, al posto del flauto ora c’è una grossa arpa che ad un gesto di Zarov comincia a suonare una delicata nenia di accompagnamento per il racconto. – “Bene signori, ora che abbiamo il nostro accompagnamento musicale torniamo a Talbot” – Zarov si sposta verso il fondo del palco, scosta e fissa a dei ganci le tende permettendo al pubblico di vedere un fondale che riproduce alla perfezione un villaggio ai margini di una palude, sembra quasi di poter allungare una mano per poter toccare i canneti in primo piano. Si spande nell’aria un profumo di vegetazione palustre. – “Come potete ‘ben immaginare’ il villaggio di Talbot è un piccolo villaggio di pescatori e cacciatori ai margini di una palude dal nome ormai dimenticato. La vita scorreva in maniera tranquilla e gli abitanti erano sereni nonostante le difficoltà della quotidianità. Un giorno abbandonato di fronte all’uscio di una vedova venne trovato un bimbo …” – Zarov si gira all’improvviso, come se avesse udito qualche rumore alle sue spalle. Si avvicina al fondale e affonda le mani tra i canneti tirando fuori una coperta sporca avvoltolata su sé stessa. Zarov comincia a cullare delicatamente l’involto che ha raccolto dai canneti – “Il trovatello delle paludi altri non è che il nostro Nicolay. Nessuno sa chi fossero i suoi genitori, né da dove provenisse. Fatto sta che la vedova se ne prese cura nonostante fosse un neonato assai deforme” – il vagito di Nicolay interrompe Zarov – “Cosa ti prende Nicolay?” – Per tutta risposta il neonato comincia a piangere sempre più mentre Zarov lo culla e gli parla piano per tentare di calmarlo senza ottenere alcun risultato se non quello di infastidirsi sempre più per la situazione – “Non preoccupatevi signori, la situazione è perfettamente sotto controllo” – ma risulta ormai evidente a tutti che non è così. Zarov si innervosisce sempre più fino a sbottare – “MA ALLORA TI DECIDI A CRESCERE?” – dicendo questo Zarov sbatte la coperta come se dovesse scrollarne via il contenuto. Si ode il rumore di un corpicino sbattuto a terra. Quando però Zarov solleva con teatralità la copertina gettandola dietro di sé non c’è alcun neonato, ma un bambino di 6-7 anni circa dall’aspetto deforme che si inchina verso il pubblico, fa una boccaccia a Zarov e corre a nascondersi dietro al paravento. Zarov lo guarda con stizza fino a quando sparisce dalla vista, quindi tira un sospiro di sollievo, si liscia i vestiti e torna a rivolgersi al pubblico  – “Le stagioni passarono e Nicolay crebbe in fretta, molto più velocemente dei suoi coetanei. Pur tuttavia rimase sempre assai deforme. Pochi dei bambini con cui giocava accettavano la sua deformità. Nessuno di loro lo dileggiava pubblicamente intimoriti dalle sue dimensioni, però molti di loro, approfittavano della sua ingenuità. Lo ingannavano facendo ricadere su di lui le colpe delle loro marachelle. Sembrava quasi che l’ingenuità di Nicolay crescesse di pari passo con il suo corpo. Questa situazione durò abbastanza da regalare a Nicolay la fama del poco di buono presso il villaggio nel quale ormai era disprezzato da tutti.” – Zarov si interrompe e scuotendo leggermente la testa si incammina verso il paravento. Mentre percorre i pochi passi che lo separano dal paravento le luci si affievoliscono fino a lasciare il palco immerso nell’oscurità. Pochi istanti dopo si cominciano a udire dei suoni provenire dal buio; sono come dei piccoli strappi seguiti dal rumore flaccido e umido di qualcosa che cade a terra. A questi suoni, che si ripetono con regolarità, si aggiunge una risata di che risulta strana e inquietante. La luce torna lentamente facendo intravedere l’ombra di un bambino accovacciato di traverso rispetto al pubblico. L’illuminazione è appena sufficiente a farne intravedere la sagoma accanto ad un cespuglio che copre quello che sta facendo. Le uniche cose che si scorgono con chiarezza sono il sorriso del bambino e la lama sottile di un coltellino con l’impugnatura color ametista che ogni tanto emerge da dietro il cespuglio mentre il bambino finisce il suo lavoro. I denti del bambino sembrano quasi zanne e il suo modo di muoversi ricorda quasi quello di un animale selvaggio. Improvvisamente si sente una voce di donna che cerca qualcuno: “Macchia, dove sei? Macchia” Il bambino dall’aria ferina si alza all’improvviso e fugge con agilità sparendo dietro il paravento. Intanto la voce di donna continua a chiamare, mentre il buio cala di nuovo sul palco. La voce di donna si affievolisce piano piano, la luce torna e in mezzo al palco non c’è più il cespuglio di prima, ma Zarov, in piedi che fissa il pubblico in silenzio mentre si ode ancora la donna che chiama disperata. – “Il povero cucciolo venne ritrovato dopo qualche ora. Quello che gli fu fatto è meglio non ripeterlo qui. Certo era solo un cane, ogni tanto ne spariva qualcuno. Magari mangiato da qualche animale della foresta. Però questa volta era diverso.. Perché farlo in questo modo? Chi poteva essere così sadico? Perché tutto questo?” – Mentre Zarov si pone queste domande il palco alle sue spalle si fa più scuro, e cominciano ad apparire delle ombre di uomini e donne con volti indistinti che cominciano a ripetere le stesse domande ponendosele l’uno con l’altra in un continuo e incessante brusio “Perché farlo in questo modo?” “Chi poteva essere così sadico?” “Perché tutto questo?” - “La maestra dice che Nicolay era assente da scuola” - “Nicolay era in giro a far danno, perfino la sua maestra lo dice” “è quasi sempre assente e litiga spesso coi compagni” – “La vedova sostiene che Nicolay fosse con lei quella mattina” – “Dopo la morte del marito non è più stata la stessa” “Ormai non pensa più in maniera lucida” – “Il cane ucciso era diffidente e abbaiava sempre contro Nicolay, come avrebbe fatto a portarlo via senza farsi notare?” – “Ecco il movente Nicolay odiava quel cane” “Nicolay odia anche tutti noi” “Se fosse stato per stare in mezzo alla brava gente non sarebbe certo così deforme” Il brusio si interrompe improvvisamente quando Nicolay appare da dietro il paravento camminando tranquillamente. Tutti seguono il suo incedere con lo sguardo mentre passa davanti a loro. All’improvviso da dietro il paravento appare anche il ragazzino con l’aria ferina e il sorriso zannuto, indica Nicolay e strilla “ECCOLO IL MOSTRO”. Scoppia un caos di accuse e Nicolay viene attaccato da un cane che lo azzanna alla spalla destra.  Zarov a questo punto si mette in mezzo al palco e strilla – “ORA BASTA!” – E batte le mani. Istantaneamente la luce torna normale e tutte le ombre spariscono lasciando Zarov da solo sul palco. Che sorride verso il pubblico, si inchina e dice - “Questa è la storia di come Nicolay fu cacciato dal suo villaggio. Il resto del racconto lo sentirete tra una breve pausa.”

ATTO SECONDO
Il secondo atto avrà caratteristiche di tragicommedia, nella quale verrà dedicato spazio uguale alla comicità e alla tragicità. Il protagonista Nicolay (ormai ragazzo) giungerà in un paesino di campagna dove sarà accolto da una famiglia di contadini. La tranquillità di quel paese rurale dove l’attività principale è la coltivazione del grano e l’allevamento delle pecore per un po’ restituirà serenità al povero Nicolay. Nonostante sia evitato da tutti a causa del suo aspetto la cura degli animali lo farà sentire meglio, tanto che gli unici “amici” con i quali parlerà ogni tanto saranno 6 piccoli agnelli che fanno parte del gregge che deve accudire. Le cose andranno avanti tranquille per un po’, ma poi cominceranno a sparire gli agnelli di cui si occupa a causa di un lupo spettrale che uccide senza lasciare tracce o cadaveri. I sospetti dei popolani ricadranno proprio su Nicolay che frustrato per la rinnovata ostilità dei paesani e per la perdita dei suoi piccoli amici cercherà invano di affrontare il lupo riuscendo solo a riportare al padrone in corpo senza vita del 5° agnello ucciso dal lupo. Nicolay sarà incolpato del crimine nel momento in cui riporterà l’agnello morto al villaggio e sarà di nuovo costretto alla fuga. Nella scena finale, dopo la cacciata di Nicolay si vedrà il lupo che pasteggia con l’ultimo agnello rimasto.

ATTO TERZO
Il terzo atto è prettamente tragico. Ormai Nicolay è un adulto disilluso e ferito. Scacciato da tutti non ha più un posto dove rifugiarsi. Fortunatamente trova un piccolo monastero dove un sant’uomo e il suo assistente si offrono di aiutarlo a guarire dalle sue deformità. In questo modo Nicolay potrà vivere serenamente in mezzo agli altri. Questo incontro sembra restituire fiducia a Nicolay che si mette in attesa di essere guarito mentre nel frattempo aiuta l’anziano prete nella sua opera di bene. Prima che arrivi il turno di Nicolay purtroppo un’oscura figura (di cui viene intravista solo l’ombra) dall’aria metà umana e metà lupesca brucia il tempio. Nicolay riesce a salvarsi, ma il guaritore muore durante l’incendio e l’assistente resta accecato a causa del calore del fuoco. Nicolay viene accusato anche di questo crimine ed è presto arrestato dalla polizia. Dopo uno sbrigativo processo la punizione assegnatagli per i suoi “crimini” è il rogo.
Descrizione estesa del finale:
Nicolay, ormai la somiglianza con la bestia di Lepistadt è evidente a tutti, fa la sua comparsa da dietro il paravento accompagnato da due guardie che si dirigono  verso il centro del palco. Li giace una pira pronta per il rogo. Il fondale è cambiato, non rappresenta più il monastero, ma una città che assomiglia a Lepistad. Si odono solo le suppliche di Nicolay e lo sbattere degli stivali delle guardie. A metà del percorso le tre figure si bloccano all’improvviso, come in un fermo immagine. Dopo un secondo una delle guardie, che si rivelerà essere Zarov, molla il prigioniero e si rivolge al pubblico – “Ormai il destino di Nicolay è segnato. Nessuno più crede alla sua innocenza. A noi non resta che osservarlo mentre paga per i crimini degli altri.” – La guardia “Zarov” si riavvicina al condannato, lo afferra per il braccio e la scena riprende come se nulla fosse successo. Infine Nicolay viene legato ad un palo in cima alla pira e lasciato lì. Le sue suppliche proseguono incessantemente mentre l’altra guardia pronuncia il verdetto e lancia una torcia sulla pira. Le suppliche di Nicolay vengono sostituite da strilla di dolore mentre il fuoco lo consuma lentamente carbonizzandogli la pelle e aprendo terribili ferite. Nell’aria si spande l’odore di peli e carne bruciati. Zarov si volge verso il pubblico guardandolo con aria accusatoria intanto che la pira finisce di bruciare e il corpo di Nicolay si riduce in cenere. Il silenzio è assoluto, l’accompagnamento musicale si è interrotto durante l’agonia di Nicolay. Dopo pochi istanti Zarov inspira ed espira profondamente, come se si fosse liberato di un grosso peso. Mentre espira la pira si spegne e la cenere sparisce velocemente senza lasciare traccia, la luce torna normale, lo sfondo sparisce e l’arpa appoggiata sulla sedia torna ad essere un flauto. Zarov apostrofa il pubblico con voce tonante e severa – “Questo è quello che gli incauti e gli stolti chiamano giustizia! Eppure la giustizia non esiste quando sono gli innocenti a pagare per crimini degli altri. MOSTRO, così lo chiamavano i suoi aguzzini. Eppure i mostri sono ben altra cosa, e a volte possono celasi dietro al viso di parenti e amici o, peggio ancora, dietro al vostro stesso viso. I mostri di cui parlo si chiamano pregiudizio, superficialità e ignoranza. È grazie a loro che la storia di Nicolay è finita male. Non consentite a questi mostri di impossessarsi di voi. Grazie per l’attenzione, lo spettacolo è finito.”

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