Alla mattina i compagni, guidati da Dorfindel, abbandonano la pista e si inoltrano attraverso una lunga distesa di colline brulle. Trascorsa la notte al limitare di un piccolo insediamento abbandonato, il giorno successivo giungono infine al fiume Carbosse, il confine naturale tra i reami di Caliphas e Virlych.
Oltre il fiume si estende una terra pericolosa e disabitata, perché ancora oggi nessuno penserebbe mai di vivere sulla terra entro cui è stato imprigionato Tar Baphon.
Perciò non esiste neppure un mezzo per attraversare l'ampio fiume, ma fortunatamente Zarow ricorre ai suoi pigmenti magici con i quali disegna una zattera che diventa reale, quindi con la sua magia fissa l'estremità delle funi intrecciate dei compagni sull'altra sponda. L'ingegnoso stratagemma consente al gruppo di attraversare il fiume trascinandosi sulla zattera.
A sera il gruppo raggiunge il limite della foresta Muro d'Ebano. Dorfindel spiega ai compagni che la foresta ha assunto questo nome per via delle numerose macchie di alberi anneriti, inoltre si racconta di aree ancora più pericolose in cui il bosco confonde i viandanti e li fa smarrire.
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