Le ore trascorrono lente e monotone, tranne per Pavlov e Tec Toc che approfittano effettivamente del tempo per entrare in comunione con la propria divinità e chiederle perdono per quanto stanno per compiere.
In cuor loro sanno che le loro azioni hanno un fine condiviso dal proprio Dio, ma il giuramento di fedeltà ad un altra divinità, seppure non sincero, potrebbe non esserlo affatto.
Infine i chierici conducono tutti nella sala del tempio, dove sulla cima di una scalinata si innalza una statua che rappresenta una grande maschera, simbolo del Dio Vivente. Qui prestano giuramento durante una breve cerimonia e gli sono consegnate le vesti e la maschera che dovranno portare d'ora innanzi. A quanto apprendono anche all'interno del tempio è sempre vietato togliersi la maschera in presenza di altri.
I compagni ed Evlar sono assegnati quale gruppo di neofiti ad un tutore di nome Krant. Il chierico si dimostra fin dall'inizio più simile ad un istruttore militare che ad un chierico, insistendo costantemente sulla disciplina ferrea e l'esercizio fisico.
Il gruppo è relegato nei sotterranei, da cui può uscire solamente per seguire l'addestramento imposto da Krant che li accompagna quasi per tutta la loro logorante giornata. Il tempo è scandito dai tre pasti giornalieri, inframmezzati da estenuanti addestramenti fisici o lavori manuali. Unici momenti di riposo sono i due momenti di preghiera collettiva, nei quali però è difficile non assopirsi per la stanchezza e Krant è sempre pronto a punire i compagni per ciò che considera un fallimento nei compiti imposti.
Pur impegnati completamente nell'addestramento gli eroi notano che il culto è gestito in modo alquanto simile ad un esercito ed anche nei discepoli più avanti di loro nell'addestramento non si è sviluppato uno zelo religioso, bensì piuttosto una passiva accettazione della gerarchia.
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